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Protesi d'Anca

La Pianificazione 3D nella Protesi d'Anca

La Pianificazione 3D nella Protesi d'Anca - Orto-Trauma Seriate-Bergamoest

La sostituzione dell’articolazione dell’anca con protesi artificiali è divenuta il trattamento standard per la maggior parte delle patologie che interessano questa articolazione. Nei quasi 40 anni che sono trascorsi dall’introduzione delle artroprotesi d’anca “a bassa frizione” di Charnley fino ai più moderni disegni protesici, questo tipo di procedura si è consolidata ed è divenuta uno degli interventi chirurgici di maggior successo tanto da essere definito da una delle più prestigiose riviste mediche l’intervento del secolo.

La capacità di ricostruire accuratamente la geometria dell’anca da operare ed il corretto posizionamento delle componenti proteiche sono elementi fondamentali per garantire una lunga durata dell’impianto protesico.

Una possibile soluzione per consentire al chirurgo di ricostruire con la maggior precisione possibile la geometria dell’anca e di posizionare correttamente le componenti può arrivare da una pianificazione preoperatoria tridimensionale con l’ausilio di programmi computerizzati dedicati in cui si può ottenere una ricostruzione virtuale dell’anca da operare sulla base dei dati ricavati da un’esame TAC.

Nella esperienza clinica accumulata in questi anni, la pianificazione 3D si è dimostrata particolarmente vantaggiosa e viene da noi utilizzata nei casi difficili per ricostruire un corretto centro di rotazione e per ridurre l’incidenza e l’entità delle dismetrie postoperatorie. Inoltre è stata utile per anticipare i problemi nei casi con anatomia alterata, ed in particolare in quelle situazioni di displasia lieve o moderata.

 

Nella pianificazione, il primo passo è la misurazione dell’eventuali differenze di lunghezza dei due arti inferiori e l’individuazione sul bacino del corretto centro di rotazione confrontando il lato da operare con il controlaterale secondo le metodiche abituali.

Una volta individuati questi due parametri, si può scegliere la posizione e la taglia del cotile in modo da garantire una valida presa sul tessuto osseo.

Il secondo passo è la pianificazione dello stelo del quale di possono scegliere modello, taglia e posizione in modo da garantire la massima precisione possibile nella ricostruzione dei parametri dell’articolazione che andiamo a sostituire.

 

La Via Anteriore per la Protesi d'Anca

La Via Anteriore per la Protesi d'Anca - Orto-Trauma Seriate-Bergamoest

Da oltre 5 anni, oltre l'80% dei nostri interventi di protesi d'anca di primo impianto vengono eseguiti mediante un accesso mini-invasivo anteriore all'anca.

L’idea di eseguire un intervento di protesi d’anca per via anteriore non è nuovo. La via anteriore all’anca venne sviluppata originariamente da Maximilianus Schede e Karl Hueter a metà del ‘900. Dal 1947, Judet utilizzò “l’approccio di Hueter” per i suoi interventi di artroplastica dell’anca per via anteriore, ma quando le sue protesi cefaliche in resina acrilica vennero definitivamente abbandonate nel 1949, la via anteriore cadde in oblio con loro.

L’approccio anteriore per la protesica dell’anca risorse a metà degli anni ’90 dall’equipe di Reinhold Ganz in Svizzera e venne ulteriormente diffuso da Frederic Laude a Parigi e Joel Matta a Los Angeles.

L’approccio anteriore diretto mini-invasivo all’anca è l’unico accesso intermuscolare ed internervoso all’anca. Ciò significa che per eseguire l’intervento non viene sezionato alcun muscolo e che la via di accesso non interferisce in alcun modo con l’innervazione muscolare preservandone completamente la funzione.

Si ritiene quindi che questo accesso garantisca minori perdite ematiche, minor dolore ed una ripresa funzionale più rapida

Anche se l’interesse per la chirurgia mini invasiva per la protesica d’anca è in continua crescita nell’ambito della comunità ortopedica mondiale, i suoi rischi e benefici sono ancora un argomento dibattuto.

La maggior parte dei lavori di confronto tra la via anteriore e le vie tradizionali riportano una riduzione delle perdite ematiche.

Il fatto che un approccio MIS sia associato ad un minor dolore deve essere ancora provato. Solamente un autore riporta una significativa riduzione del dolore nelle prime 6 settimane dopo l’intervento, mentre altri non riscontrano alcuna differenza.

Per quanto riguarda la ripresa del cammino Mayr e collaboratori hanno riscontrato un significativo miglioramento della funzione nei soggetti operati per via anteriore a 6 e 12 settimane dall’intervento in uno studio comparativo tra MIS anteriore e tecnica standard.

Nel nostro studio di confronto tra 30 pazienti operati con la via anteriore e 39 con la via laterale standard, ad oltre 2 anni dall’intervento i punteggi di funzionalità ed il grado di soddisfazione era maggiore nei pazienti operati con la via anteriore.

Per la nostra esperienza, l'utilizzo della via anteriore all'anca è un opportunità per una ripresa più rapida ma l'obbiettivo principale del chirurgo deve essere quello di realizzare l'impianto più adatto a ciascun paziente e ben posizionato per garantire la massima durata nel tempo indipendentemente dalla via utilizzata.